domenica, gennaio 31st, 2010
Volevo intitolare questo pezzo “Politici e cani” ma, così facendo, avrei attribuito troppa importanza alla classe politica. Italiana, s’intende, certo. Anche se inizio a nutrire il forte sospetto che nel resto del mondo non vi sia questa sostanziale differenza nel loro generale modo d’essere.
Quindi, prima i cani.
D’onde mi viene questo bizzarro accostamento? Da due situazioni viste e udite più e più volte, e che una domenica mattina, con una mera intuizione, mentre in preda all’accidia decidevo se fosse il caso di alzarsi oppure restare ancora per qualche momento a riscaldare le lenzuola di flanella del lettone, sentivo i miei cani abbaiare all’impazzata.
Non è una cosa nuova, l’ho detto: è ormai consuetudine che i mie i cani, soprattutto il Labrador Retreiver maschio (Scott) e il Dalmata femmina (Funny) si mettano ciclicamente ad abbaiare con furia – come se dovessero/volessero mordere a morte da un momento all’altro – contro i cani del mio vicino (e qui le razze non mi sono note, essendo probabilmente meticci). Dovreste vederli: quasi schiuma bianca alla bocca, separati da due strati di rete elettro-saldata, e quindi ben protetti, denti digrignati, pelo ritto sulla schiena, in assetto di offensiva massima.
E poi, ogni tanto, siccome abitiamo in collina, in un borgo di poche anime, circondati da ettari di vigne, succede che i cani scappano dai loro recinti; a volte solo i miei, a volte solo quelli del vicino (e in questi casi l’abbaiare tra chi è fuori/libero e chi è dentro è sempre bello ferino). A volte entrambi.
Ed ecco, qui, succede il miracolo: cani che pochi minuti fa (pareva) si sarebbero azzannati senza indugio, improvvisamente privati della rete separatoria corrono insieme felici, scodinzolano, si annusano i genitali.
Ed infine, il parallelo.
Quante volte ho/avete visto trasmissioni di tribuna politica (uno per tutti, anzi il migliore: Ballarò) dove politicanti dei due eterogenei schieramenti si contrastano urlando su temi di svariato genere? E tutti, ovviamente, corroborati da dati scritti e super-confermati, hanno sempre ragione? Un po’ di nausea – nonostante l’indiscutibile abilità del conduttore ed estro degli autori – ti viene. No?
E questi sono i cani che abbaiono, separati dalla rete (e qui il parallelo è fin troppo linguistico).
Poi, nei fuori onda (nell’accezione più ampia dell’espressione), ecco di nuovo il miracolo: tutti amici, tutti solidali l’uno con l’altro. Rivalità e inconciliabili princìpi? Improvvisamente dimenticati. Scodinzolano, si odorano i genitali con soddisfazione.
E mi spingo anche un pelino oltre, verso l’oltraggioso. Ricordo il recente episodio del lancio della statuetta del duomo di Milano in faccia al nostro Cavaliere. Reazioni? La cosiddetta solidarietà bi-partisan (credo si dica/scriva/chiami così), ovvio. E non solo dai politici. L’ho potuta toccare con mano anche nelle persone di tutti i giorni di sinistra (che espressione demodé…). Solo una persona durante una cena al ristorante, probabilmente galvanizzato da un paio di bicchieri che hanno contribuito ad eliminare un po’ di freni inibitori, ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di togliersi per qualche minuto il brutto velo dell’ipocrisia e dire qualcosa tipo “Peccato che quel pazzo non sia davvero andato a segno”.
Evidente che la persona cui mi riferisco è di sinistra, anche un po’ estrema forse (quella che non c’è più, quella che qualcuno rimpiange) . Se doveste chiedermi se condanno la frase, la risposta è “no”. Se sono d’accordo? Non lo scrivo in un blog pubblicamente accessibile, con il clima di regime mediatico-dittatoriale che aleggia (dilaga?).
Ma di una cosa sono certo: meglio questa brutale esternazione rispetto alla maledetta ipocrisia.
Là fuori è pieno di inutili politicanti di sinistra che fanno della “guerra all’icona Berlusconi” il leitmotif del loro esistere politico, se non la ragione fondante. Chi negherebbe che tra costoro, adeguatamente smascherati dall’ipocrisia della solidarietà bi-partisan, non c’è chi volentieri si sarebbe pronunciato come la persona suddetta?
I cani fanno così perchè sono cani, creature pure, belle ed innocenti.
I politici no.


febbraio 1st, 2010 at 09:47
Sarò il primo a farmi un’auto critica pesante: per ora è solo polemica, solo sfogo, e non c’è né soluzione né alternativa né prospettiva.
Vero.
Lo considero un primo step del “mettersi in gioco”. La fase propositiva arriverà, forse. O forse no.
In fondo è politica da bar(biere).
febbraio 1st, 2010 at 10:04
Ciao Ale,
leggo con piacere che c’è qualcun’altro che come me pensa che i politici abbiano lo stesso atteggiamento di controllo del territorio dei cani. Probabilmente hanno disseminato tutti gli studi televisivi “pubblici o privati” dei loro schizzi di pipì per segnare il territorio. Effettivamente a sentirli parlare sembrerebbe che tutti abbiano ragione, il supporto cartaceo del quale leggono degli spezzoni evidenziati qua e la per comporre frasi “mai dette almeno non nella forma nella quale vengono rilette” diviene l’oggetto del litigio più che del confronto democratico. Per spezzare una lancia a favore dei cani, “ma quelli veri” direi che la cosa che non li fa assomigliare ad i nostri politici è proprio l’amicizia nei confronti dell’uomo assolutamente inesistente nella classe dirigente che ci domina e ci tiene all’oscuro degli accordi sottobanco dei quali non si viene a conoscenza fino a quando non scoppia un dei tanti casi Marrazzo.
febbraio 1st, 2010 at 20:22
ciao ale ho notato la tua avversita’ verso la poklitica,ma non sono proprio tutti uguali,cioe’ chi – e chi——
febbraio 1st, 2010 at 21:17
@Dom,
Grazie del tuo commento. Ottimo e originale lo spunto sul “miglior amico dell’uomo”!
Si potrebbe lanciare un breve poll sul tema…
Who’s man’s best friend?? Politicians last.
@Nonna-Nonno,
Sì è vero ho una “leggera” avversità verso la politica in generale ma spero presto di trovare presto una sintesi positiva.
febbraio 2nd, 2010 at 19:00
TI sara’ molto difficile trovarla visto il mondo da cui siamo circondati,approfittatori-menefreghisti-e dulcis in fundo conta solo l’apparenza come il no alla canditatura del sindaco di Gubbio a presidente della regione Umbria (PDL-Berlusconi)perche’ ha le orecchie troppo a sventola e quindi non telegenico,PERCIO’ AUGURI!!!!!!
febbraio 4th, 2010 at 19:05
Anche oggi c’e’ stato un esempio di alta politica,LEGITTIMO IMPEDIMENTO,avanti cosi’.
febbraio 10th, 2010 at 08:46
@nonna-nonno
E’ semplicemente incredibile che certe cose accadano, e che soprattutto ci sia una “legalità” che permette che possano accadere… Così nemmeno nel “far west”!
Sono indignato. Che altro dire? Che mi viene letteralmente il vomito tutte le volte che vedo e sento la gente del PdL (sembrano davvero convinti) e che piuttosto di ’sti ladroni, meglio Di Pietro con il suo italiano improbabile e Grillo con la sua più o meno latente comicità…
Se mai l’Italia si risveglierà dal torpore che l’ha avvolta, e la sta obbligando ad accettare le nefandezze del’attuale governo e del suo presidente del consiglio, sarà anche grazie a persone come Di Pietro e Grillo, che non si stufano di provare a scuoterci con messaggi forti.
febbraio 14th, 2010 at 16:31
ECCO IL SISTEMA PROTEZIONE CIVILE CHE SI VUOL FAR DIVENTARE S.P.A
Il sistema di Guido: società amici, opere di bene in patria e fuori
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell’autore
Al di là di tutto, degli ingegneri e dei costruttori, del sesso e dei massaggi, delle auto e degli arredi merce di scambio per entrare nel gran giro degli appalti, è un intero sistema di potere quello sotto inchiesta da parte della procura di Firenze. La «cricca di delinquenti» del Dipartimento Sviluppo e Turismo, scrive il gip Lupo nell’ordinanza, «godeva di poteri illimitati grazie alla normativa», cioè il potere di ordinanza e di spesa in nome dell’urgenza senza vincoli di cui gode il Dipartimento della Protezione Civile. Occorre allora provare a capire se esiste e in cosa consiste il sistema di potere di Bertolaso e della sua Protezione Civile.
La famiglia, ad esempio. «Nel pur breve periodo di monitoraggio – si legge nell’ordinanza- emergeva che in evidente conflitto di interesse il cognato di Bertolaso, Francesco Piermarini, è stato impiegato nei cantieri della Maddalena per il G8. Sono emersi anche rapporti tra Piermarini e Anemone». Lavorare e avere società non è certo un reato. Comincia ad essere sospetto se queste società possono beneficiare di corsie privilegiate e short list. Di sicuro la famiglia Piermarini, Gloria è la moglie di Bertolaso, Francesco e Marilena i fratelli, è molto attiva nell’aprire e chiudere società. Alla Maddalena ha lavorato Ecorescue che si occupa di rifiuti e raccolta differenziata. Prima c’è stata Sviluppo Tevere (conferenze e convegni), chiusa da poco Mystic river (grandi manifestazioni), in mezzo Flumen urbis srl, convegni e noleggio di imbarcazioni. Un vortice di attività solo agli ultimi anni. Gli investigatori stanno cercando di capire se il conflitto di interessi, oltre a Ecorescue, riguarda anche altre società di famiglia. È un fatto che tra le principali attività della Protezione Civile c’è l’organizzazione dei Grandi Eventi.
Bertolaso ama il suo lavoro quasi più di se stesso. Lo dice. Si vede. È il suo cruccio più grande in queste ore: teme che il dubbio possa insinuarsi tra l’affetto delle persone. Ma qualche macchia c’è già. A Napoli, dove è stato Commissario per l’emergenza rifiuti, era indagato per traffico di rifiuti e truffa ai danni dello Stato perché avrebbe derogato ad alcune regole nell’affidamento degli incarichi favorendo, tra le altre, Impregilo. Che strana inchiesta quella: Bertolaso ha fatto di tutto per non essere iscritto al registro (la sua vice De Gennaro e altri 24 sono invece già a processo), la procura lo ha ascoltato, lo ha stralciato e per un inghippo ora è tutto a Roma. In ogni caso, per non sbagliare, il decreto sulla Protezione Civile spa offre lo scudo giudiziario ai Commissari straordinari. Per finire, sempre a Napoli e sempre per i rifiuti, è indagato Claudio De Biasio. Se non ci fosse stata l’inchiesta sui rifiuti, con gli inevitabili link con la camorra, sarebbe diventato vicario di Balducci alla Maddalena.
A Bari Bertolaso è stato tirato nell’ingorgo Tarantini-D’Addario per via di amici di amici. L’imprenditore Giampy Tarantini, oltre a vendere protesi con la Tecnohospital e a piazzare escort nei saloni di palazzo Grazioli e villa Certosa, ha anche un’attività di consulenza, la G.C. consulting. Tra i clienti, «per offrire nuove opportunità», l’imprenditore Enrico Intini che, tra gli altri, è stato presentato a Guido Bertolaso.
«Mai fatto nulla con quello» ha risposto piccato il n°1 della Protezione Civile. E però, mai disperare: è di pochi giorni fa la notizia che la sua Tecnohospital, in grosse difficoltà, è stata acquistata per 300 mila euro da Gian Luca Calvi. E chi è il benefattore? Il fratello di Gian Michele, presidente di Eurocentre, società senza scopo di lucro fondata dalla Protezione Civile e soggetto attuatore del progetto C.A.S.E all’Aquila, la famose casette per terremotati, orgoglio di Berlusconi. Ma nulla vien per caso. Eurocentre ha realizzato nel 2008 il Ponte Italia sul fiume Payee in Sudan, «grande opera – si legge sul sito della Protezione Civile – per collegare la zona della diocesi di Rumbek, quasi isolata, con quella del Nilo Bianco». Il ponte è costato un milione e mezzo di euro, è stato finanziato via sms e con il fondo della Protezione Civile, ed è stato montato dai tecnici di via Ulpiano.
Tutto si tiene nella grande famiglia: ponte, progetto Case, acquisto Tecnohospital. «Un sistema gelatinoso» scrivono i magistrati. Dove i quattro arrestati e Bertolaso «costituiscono una catena di comando omogenea ed efficiente».
13 febbraio 2010
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